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Cosa succede durante una degustazione al birrificio

 

C’è quel momento, il sabato pomeriggio, in cui la settimana finalmente ti molla la presa. Magari hai fatto commissioni, magari sei stato in giro, e arrivi qui da noi con quella voglia di staccare davvero. Vedi il cartello del Birrificio Monterosso, parcheggi, e già dall’auto senti qualcosa.

È il profumo. Quel profumo di malto che esce dalle finestre del laboratorio, dolce e avvolgente, che ti fa pensare “ecco, sono nel posto giusto”. Non è un ristorante, non è un bar qualsiasi. È dove la birra nasce.

E oggi ti portiamo dentro.

Degustazioni birrificio monterosso

L’accoglienza: quando Marco, Andrea e Michele ti aprono la porta

Chi apre dipende dal giorno, ma l’accoglienza è sempre la stessa: genuina, diretta, senza fronzoli. Uno di noi tre ti viene incontro – magari con le mani ancora un po’ umide perché stavamo lavando un fermentatore, o con quel sorriso di chi è contento che qualcuno venga a vedere quello che facciamo tutti i giorni.

“Ciao, benvenuti! Allora, siete pronti a vedere come nasce la birra?”

Il laboratorio artigianale è lì, a pochi passi. Non è una sala espositiva lucida e finta – è il posto vero dove lavoriamo. I fermentatori in acciaio, i tubi, le pompe, quel mix perfetto tra chimica e artigianato che ci ha sempre affascinato fin da quando facevamo gli homebrewer nella vecchia casa tra i colli.

Qualcuno chiede sempre: “Ma state producendo adesso?”

Dipende dal giorno, ma se siamo fortunati c’è una cotta in corso. E lì succede la magia: vedi il mosto che bolle, senti il profumo intenso del luppolo che si aggiunge, capisci che la birra non nasce per magia in una bottiglia – nasce qui, da malto, acqua, luppolo e lievito. E da ore di lavoro.

 

La visita guidata: toccare, annusare, capire

Durante la visita non ci limitiamo a mostrarti le attrezzature da lontano. Puoi toccare il malto, sentire la differenza tra quello chiaro e quello tostato. Puoi annusare i luppoli – quel profumo agrumato, resinoso, che è così diverso dal sapore finale della birra. Puoi vedere i fermentatori da 1000 litri (sì, quelli da cui una volta è esploso un geyser di birra che ha allagato tutto – storia vera, ci abbiamo riso e pianto).

Le domande che fate durante la visita sono le più varie, e le più belle:

“Ma quanto tempo ci vuole per fare una birra?” “Perché alcune birre sono più scure?” “Il lievito lo riusate o è sempre nuovo?” “Ma voi bevete birra tutti i giorni?”

Quella dell’assaggio durante la produzione ce la fanno sempre, e la risposta è: sì, ovvio. Come faremmo altrimenti a capire se sta venendo bene?

C’è sempre qualcuno che chiede anche: “Ma questa la posso assaggiare?” indicando un fermentatore. E noi: “Aspetta la degustazione tra poco, quella lì deve ancora fermentare per tre settimane!”

 

Birrificio Monterosso produzione

La degustazione: il tavolo è pronto

Quando entriamo nella sala degustazione, il tavolo è già apparecchiato. Non è una scenografia – è il nostro modo di dire “accomodati, ora ti raccontiamo le nostre birre”.

Ci sono i bicchieri, tutti allineati. Ci sono le bottiglie, già aperte per prendere la temperatura giusta. E poi ci sono loro: i prodotti del territorio. Formaggi dell’azienda agricola Valle Madonnina di Carbonara (quelli a cui diamo le nostre trebbie, lo scarto ricco di fibre della lavorazione della birra, che loro usano per i loro animali), salumi, pane, a volte anche il cioccolato artigianale.

“Iniziamo dalla più leggera o andiamo forte subito?”

Di solito partiamo piano, con una birra chiara, per scaldare il palato. Ma c’è sempre quello del gruppo che dice “io voglio subito la più alcolica” e noi che rispondiamo “tranquillo, ci arriviamo”.

 

Gli abbinamenti: non è caso, è scienza (e tanta esperienza)

Ecco il momento in cui la gente si sorprende davvero. Versi la prima birra, una chiara magari, e metti davanti un formaggio fresco. “Assaggiate prima la birra, poi il formaggio, poi di nuovo la birra.”

E lì succede qualcosa. Il formaggio esalta le note delicate della birra, la birra pulisce il palato dal grasso del formaggio, e insieme creano qualcosa di più della somma delle parti.

Con la rossa, quella a cui siamo più affezionati – la Monterosso – tiriamo fuori il salume stagionato. L’amarezza del luppolo taglia il grasso, le note tostate del malto dialogano con i sentori speziati del salame. Non è poesia, è chimica del gusto.

E poi c’è sempre la domanda: “Ma perché proprio questo formaggio con questa birra?”

La risposta è semplice: abbiamo provato. Tante volte. Abbiamo sbagliato, abbiamo azzeccato, abbiamo scoperto abbinamenti che funzionano e altri che proprio no. E poi c’è la cosa più importante: sono prodotti dello stesso territorio. Un formaggio fatto a 5 km da qui, con il latte di mucche che mangiano le nostre trebbie, ha senso abbinarlo a una birra fatta qui. È un cerchio che si chiude.

Le domande del pubblico: quelle vere

Durante ogni degustazione, arriva sempre IL momento. Quello in cui qualcuno fa LA domanda. Quelle che ci fanno ridere, pensare, a volte anche incazzare un po’.

“Ma la birra artigianale costa di più perché siete fighetti o c’è un motivo vero?”

Motivo vero: facciamo tutto a mano, usiamo ingredienti selezionati (tipo le marasche Luxardo o le giuggiole di Arquà Petrarca), non tagliamo i tempi di maturazione per rincorrere il mercato. La qualità costa, punto.

“Avete mai pensato di fare una birra alla fragola?”

Sì, ci hanno pensato tutti. No, non la facciamo. Non perché siamo snob, ma perché vogliamo usare ingredienti del territorio che abbiano senso: sambuco, giuggiole, miele di melata. Roba che cresce qui da sempre, non mode passeggere.

“Ma voi quanto bevete al giorno?”

Meno di quanto pensate, ma più di quanto dovremmo probabilmente ammettere.

E poi c’è quella domanda che ci fa sempre piacere: “Ma come avete iniziato?” E lì parte il racconto della vecchia casa tra i colli, dei pentoloni da homebrewer, di quella fiera del 2013 dove abbiamo assaggiato birre artigianali e ci siamo detti “noi possiamo farlo anche meglio”. E l’abbiamo fatto.

Degustazione

Il momento conviviale: quando si condivide del tempo di qualità

Dopo la terza, quarta birra, quando ormai i bicchieri sono vuoti e il tagliere è stato decimato, succede la parte più bella. Non si parla più solo di birra.

Si parla di territorio, di come sono cambiati i Colli Euganei, di quella pizzeria nuova che ha aperto, del fatto che il sindaco ancora non ha sistemato quella strada. Si parla di lavoro, di scelte di vita, del coraggio che ci vuole a mollare tutto e mettersi a fare birra.

C’è sempre qualcuno che dice: “Beati voi che fate quello che vi piace.”

E noi che rispondiamo: “Sì, ma vedi quel fermentatore? L’altra notte alle 3 ha deciso di intasarsi. Beati un cazzo, a volte.”

Ma è vero anche l’opposto. Quando vedi la gente che apprezza quello che fai, che capisce il lavoro dietro ogni bottiglia, che torna a trovarti dopo mesi per dirti “quella birra con le giuggiole me la sogno ancora”… ecco, lì capisci che ne vale la pena.

Non è solo una degustazione

Alla fine, quando vi alzate dal tavolo – un po’ brilli ma non troppo, con quella piacevole sensazione di pancia piena e testa leggera – e ci stringete la mano dicendo “grazie, è stato bellissimo”, noi pensiamo sempre la stessa cosa.

Non è stata solo una degustazione. Non è stato solo bere birra e mangiare formaggio.

È stato entrare nella nostra storia. Quella che abbiamo iniziato da ragazzini sullo stesso campetto di calcio, che è continuata in quella vecchia casa tra i colli, che è esplosa (letteralmente, vedi il geyser di birra) quando abbiamo aperto questo laboratorio, e che continua ogni giorno quando produciamo, imbottigliamo, distribuiamo.

È stato entrare nel territorio dei Colli Euganei attraverso i suoi sapori – le marasche della primavera, il sambuco dell’estate, le giuggiole dell’autunno, il miele dell’inverno.

È stato capire che la birra artigianale non è solo una moda hipster, ma il lavoro di tre amici che hanno scelto di non correre dietro alle mode del mercato, di rispettare le tempistiche, di usare materie prime di qualità anche quando costerebbe meno fare diversamente.

E quando uscite da quella porta e risalite in macchina, con qualche bottiglia comprata da portare a casa, il profumo del malto ancora addosso e quella voglia di tornare, noi siamo già qui dentro a preparare la prossima cotta.

Perché il sabato prossimo, alle 17.00, ci sarà qualcun altro che arriverà. E noi saremo pronti, come sempre, a raccontare questa storia.

Una birra alla volta.

Le degustazioni al Birrificio Monterosso si tengono una volta al mese, solitamente il sabato pomeriggio.

Per avere maggiori info e prenotare la degustazione, scrivere o chiamare ai seguenti riferimenti:

TEL: 3407245925